Bufale al pascolo su Venere

venusmar1In questi giorni sta passando su alcuni giornali e su FaceBook una notizia sensazionale: in alcune immagini del suolo di Venere si vedrebbero un paio di creaturine zompettare attorno alla sonda spaziale. Chi è appassionato di fantascienza ricorda sicuramente che, fino agli anni ’70, Venere era il principale candidato ad ospitare forme di vita. In effetti, questo pianeta è in apparenza il più simile alla Terra, come massa e come distanza dal Sole. Osservato al telescopio, inoltre, appare costantemente nascosto da una spessa coltre di nubi di colore leggermente giallastro.

In una delle foto più famose, Venere è di colore azzurro, solcato da strisce di nuvole bianche. Non fatevi ingannare: quella foto è stata realizata in luce ultravioletta, per mettere in evidenza alcune caratteristiche della coltre nuvolosa del pianeta. I colori non sono quelli reali, sono stati scelti per ragioni artistiche; scelta risultata un po’ infelice sotto il profilo divulgativo.

L’impenetrabilità delle nubi di Venere ha lasciato campo libero alla fantasia degli scrittori di fantascienza che lo hanno immaginato, a seconda dei casi, come un immenso oceano; come un pianeta lussureggiante, alla stregua di una Iperborea cosmica; oppure come una più o meno malsana, torrida palude. A partire dagli anni ’60, una serie di sonde russe, le Venera, ha raggiunto il pianeta, analizzandone anzitutto l’atmosfera e poi atterrandoci. Nel 1981 le sonde gemelle Venera 13 e Venera 14 inviarono le prime immagini a colori del suolo di Venere, fornendoci anche i dati essenziali del suo clima al suolo.

A cosa sarebbe dovuto tanto scetticismo sulla possibile esistenza di forme di vita su Venere?

Il problema principale nasce proprio dal clima, che non potrebbe essere più diverso dalla lussureggiante foresta tropicale immaginata dagli scrittori di fantascienza. Anzitutto, l’atmosfera di Venere è molto più consistente di quella terrestre, tanto più consistente da far sì che la pressione superficiale sia novanta volte maggiore della nostra; equivale a quella che c’è in mare a 900m di profondità. In più, questa atmosfera è composta quasi interamente da anidride carbonica; il quasi, infine, è dato in larga misura da anidride solforosa. L’acqua è paticamente assente.

Il risultato finale – tenuto anche conto del fatto che Venere, essendo più vicino al Sole, riceve circa il doppio della luce e del calore che riceve la Terra – è un piccolo inferno. La temperatura superficiale media si aggira intorno ai 450°C e l’anidride solforosa talvolta “piove” sotto forma di acido solforico, anche se non è sicuro che questa pioggia raggiunga il suolo prima di evaporare nuovamente.

In un clima come questo, con una temperatura che, da sola, è in grado di fondere piombo e zinco, pare davvero difficile immaginare che possa esistere qualcosa di vivo. Dovrebbe essere completamente diverso da ciò che troviamo sulla Terra, fin nel profondo della sua struttura chimica. In quelle condizioni, infatti, il carbonio, che è alla base della chimica della vita sul nostro pianeta, non è in grado di formare quella serie virtualmente infinita di composti più o meno complicati che permettono le complesse reazioni chimiche necessarie a qualunque cosa possa definirsi viva. Anche gli accorgimenti biochimici messi in atto dai batteri estremofili non sarebbero neppure lontanamente sufficienti. Non è neppure facile immaginare delle alternative al carbonio, sono infatti pochissimi gli elementi che hanno la sua flessibilità chimica. Nonostante si sia ipotizzato che il suo ruolo possa essere svolto dall’azoto, largamente usato anche dalla nostra biochimica, o dal silicio, nessuna di queste opzioni sembra poter affrontare l’ambiente ostile di Venere.

Tuttavia, il non riuscire a immaginare un sistema biochimico alternativo a quello del carbonio, in grado di funzionare su Venere potrebbe essere solo un problema di scarsa fantasia.

«But please remember: this is only a work of fiction.
The truth, as always, will be far stranger.»
Arthur C. Clarke; 2001: A Space Odyssey

Quali sarebbero dunque lo prove della presenza di forme di vita, addirittura macroscopiche e semoventi, sulla superficie di Venere?

La prova sarebbe nelle già citate foto inviate dalle sonde russe Venera 13 e Venera 14. Si tratterebbe di un paio di oggetti dalla forma più o meno regolare e simmetrica che sembrano spostarsi da una foto all’altra. Uno di essi ha una forma grossolanamente semicircolare; paragonata a quella di un granchio, ricorda piuttosto i trilobiti che popolavano il nostro pianeta qualche centinaio di milioni di anni fa. Un secondo oggetto, ben più difficile da scorgere, ha una forma affusolata e un colore scuro, che si confonde con quello delle rocce circostanti. La sua forma ricorderebbe quella di uno scorpione, ma forse ha più l’aspetto di una grossa lumaca. Entrambi questi oggetti, visti in fotografie diverse, sembrano essersi spostati.

Ma è davvero possibile che due oggetti di questo tipo, in particolare quello a forma di semicerchio, di un evidente colore chiaro, siano sfuggiti all’analisi delle foto per oltre trent’anni? La risposta è no, non è possibile. Infatti, entrambi gli oggetti sono ben noti.

Anzitutto bisogna precisare che su Venere c’è vento, e anche se non è particolarmente veloce, l’estrema densità dell’atmosfera fa sì che esso sia perfettamente in grado di trascinare qua e là qualche ciottolo, magari levigato in forma strana proprio da questo stesso vento. Qualche immagine di presunti oggetti in movimento è decisamente troppo poco per affermare che si tratti di qualcosa di vivo.

La prova più consistente del fatto che non si tratti di forme di vita, però, è un’altra.

Il primo oggetto, quello più evidente, è chiaramente un pezzo della sonda, anzi due. Si tratta infatti dei due tappi che proteggevano le due telecamere durante la discesa, e che sono stati fatti opportunamente saltar via dopo l’atterraggio. Non sarebbe quindi lo stesso oggetto spostatosi da un lato della sonda all’altro, ma due oggetti uguali finiti davanti alle due telecamere tutt’altro che per caso.

Per il secondo presunto animaletto, invece – quello più scuro – le cose vanno ancora peggio. Esso infatti non compare nelle fotografie originali inviate dalle sonde; è visibile solo in alcune elaborazioni successive. Si tratta quindi di un banale artefatto, finito in posizioni diverse su foto diverse.

«Two possibilities exist: Either we are alone in the Universe or we are not. Both are equally terrifying.»
Arthur C. Clarke

Anche per stavolta, nulla di fatto.

Informazioni su WorldsOutsideReality

«Hold faithfulness and sincerity as first principles. Have no friends not equal to yourself. When you feel you have faults, do not hesitate to correct yourself.» (Confucius; Analects, 9.25)

Pubblicato il 30 gennaio 2012, in Astronomia, Parlando di scienza con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

The Constitutional Renaissance Call

It is up to the states to fix it.

Hic Rhodus

Hic Salta!

Casi paologici

Fatti, idee e situazioni più o meno paradossali

veterinarinliberta

Sotto il camice, una persona con i propri sogni e le proprie passioni

Futura Psi

Il blog di due studentesse di psicologia

Scholarly Open Access

Critical analysis of scholarly open-access publishing

Humble Nations

Kindle Ebook Pre-made Book Cover Design, Commissions and My Fiction

Il Blog del Ninth

Poche ragazze da quelle parti.

Lou Del Bello

science journalist

nonsolotopi

Quelli che cacciamo dalle case e sterminiamo nelle città sono modelli molto preziosi per la ricerca biomedica.

nopseudoscienze.wordpress.com/

Senza futuro, ma a Quark duro

LoSherpa

Non mi seguite... se vi perdete è colpa vostra

Dott.ssa Ilaria Rizzo

PSICOLOGA - PSICOTERAPEUTA Esperta in Disturbi d'ansia-Attacchi di Panico e Psicologia della Coppia

sijmadicandhapajiee

Piccola bottega naturalistica

MEDICINA ONLINE

Salute del fisico, benessere della mente, bellezza del corpo a cura del dott. Emilio Alessio Loiacono

Io non ci volevo venire!

Non lo so, poi ci penso.

VersoErcole

il blog di Stefano Paparozzi

A sparkler in the dark

Pensieri, divulgazione e condivisione...

Io Non Faccio Niente

il blog di un ricercatore INFN

in italiano

Le parole sono suoni per coloro che non s'impegnano; sono il nome di esperienze per chi le vive (L. Giussani)

librerianatura

Sorridi! Sei sul miglior sito WordPress.com per acquistare e-book di argomento naturalistico

Mountain Bike Maintenance

Fix your own bike...

giornalismo & comunicazione...

... in agricoltura...

Nature's Poisons

Mother nature is out to get us

Lo Spirito Del Tempo

La difficoltà non sta nel credere alle nuove idee ma nel rifuggire dalle vecchie

Massimo D'Angeli

“When most people agree with you, worry” (“Quando la maggioranza delle persone concorda con te, preoccupati“) Julian Rappaport, psicologo

Wellcome Trust Blog

Life from a Wellcome Trust perspective

Stuff And Nonsense

Blogging about balderdash and baloney

Conferenza Nazionale sull'Energia

Energie per l'Italia del Futuro

Health & Family

A healthy balance of the mind, body and spirit

Bufale e Dintorni

Bufale e dintorni, ovvero notizie false, ingannevoli, phishing, scam, spam. Diffondere le bufale è inutile, irrazionale e in alcuni casi, pericoloso.

Catallassi

Riflessioni sulla complessità biologica, sintetica e sociale

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: