Superstizioni 2.0: Reloaded

Pseudoscienza

La superstizione cambia faccia: scimmiottando le forme e il linguaggio della scienza, si trasforma in qualcosa di subdolo e potente: la pseudoscienza.

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«L’orrore e il timore della fatalità e del destino si prova più (anche oggidì che la superstizione è quasi bandita dal mondo) nelle anime forti e grandi che nelle mediocri»
Giacomo Leopardi; Zibaldone di pensieri

L’ottimismo di Leopardi nel ritenere le superstizioni ormai quasi scomparse dal mondo – ottimismo, pare, condiviso da molti, prima e dopo di lui – era destinato a rimanere deluso. La superstizione, infatti, si è solo evoluta, cambiando faccia e prosperando anche ai giorni nostri scimmiottando i modi e le forme di quella stessa scienza che tanti ritenevano ne avrebbe decretato la scomparsa.

Qual’è la differenza tra scienza e pseudoscienza? Come fare a distinguerle?

La differenza fondamentale tra le due può essere individuata nell’origine della Scienza così come la conosciamo oggi. Essa nasce nel XVII secolo grazie alle geniali intuizioni di Galileo Galilei, giustamente famoso soprattutto per l’invenzione del cannocchiale e per le sue numerose scoperte (dai satelliti di Giove alle montagne della Luna, ai concetti di base delle leggi del moto), nonché per il suo sostegno al modello eliocentrico, che quasi gli costò la scomunica. Questi grandi successi non sono però “la Scienza”, quanto la prova concreta della superiorità del Pensiero Scientifico moderno rispetto agli impianti filosofici precedenti.

«Science is a way of thinking much more than it is a body of knowledge»
Carl Sagan

Fino a Galileo il pensiero scientifico era basato essenzialmente sul ragionamento assiomatico, messo a punto dai filosofi greci, a cominciare da Aristotele, e forse anche prima. Il metodo assiomatico consiste, in pratica, nell’individuare un numero minimo di affermazioni ovvie (gli assiomi, appunto), e da queste dedurre il resto, in base a regole logiche consolidate.

Il ragionamento assiomatico è stato un grande passo avanti per l’umanità. Ad esso, e ai filosofi greci che l’anno messo a punto, dobbiamo alcuni elementi chiave del pensiero scientifico moderno, dall’idea stessa che esistano leggi fondamentali che governino la natura, alle regole base della logica, nonché alcuni degli strumenti matematici di maggior successo, come la geometria euclidea.

Esso è affetto però da un grave problema di fondo. Se anche uno solo degli assiomi di partenza è sbagliato, le conclusioni a cui si giunge a partire da essi saranno a loro volta sbagliate, ma il metodo assiomatico, di per sé stesso, non prevede di dubitare degli assiomi di partenza.

La rivoluzione portata da Galileo consiste proprio in questo: non dare nulla per scontato, neppure gli assiomi, e soprattutto porre i risultati sperimentali al di sopra di tutto, anche al di sopra degli assiomi. In pratica, quello che contraddistingue la Scienza è proprio questo: se un fenomeno (osservato in natura o prodotto in laboratorio) non concorda con la teoria – ovvero con l’insieme di assiomi e deduzioni da essi ottenute – la Scienza riconosce che è la teoria a dover essere rivista. (Ad essere pignoli, anche osservazioni ed esperimenti possono essere “sbagliati”, per questo la ripetizione degli stessi è anch’essa elemento cardine della scienza).

Nonostante il grande successo di questo nuovo modo di pensare, il ragionamento assiomatico non morì con Galileo. Sopravvive infatti ancora oggi nelle pseudoscienze: discipline e impianti filosofici che non hanno saputo – o voluto! – fare il passaggio al pensiero scientifico moderno.

Dunque, per separare la scienza dalle pseudoscienze, è sufficiente guardare al procedimento logico su cui sono basate le affermazioni in questione. Se esse si fondano su “assiomi” in qualche misura indiscutibili, o quantomeno indiscussi, si tratta quasi certamente di stronzate pseudoscienza (o, nella migliore delle ipotesi, di cattiva divulgazione scientifica).

Alcuni esempi concreti possono aiutare a chiarire il concetto

CREAZIONISMO – Questo impianto filosofico è basato sull’assunto della storicità del racconto biblico. Storicità mai messa in discussione negli ambienti creazionisti. Anche la sua riformulazione in termini di Intelligent Design è basata su almeno un presupposto indiscusso e indiscutibile: i fautori di questa filosofia, infatti, rifiutano l’ipotesi che le complesse strutture degli organismi viventi possano essersi sviluppate per gradi in seguito a mutazioni casuali (e selezione naturale delle stesse). In entrambi i casi si tratta quindi di pseudoscienza.

OMEOPATIA – Questa disciplina si fonda su almeno due concetti chiave: il primo è che una sostanza che provoca un insieme di sintomi, se opportunamente diluita, diventa una cura per questi stessi sintomi (“Similia similibus curantur„). Il secondo è la famigerata memoria dell’acqua, indispensabile per sostenere che i rimedi omeopatici mantengano la loro efficacia anche quando la diluizione supera abbondantemente il Numero di Avogadro. Entrambi questi presupposti – mai dimostrati in modo indipendente – non sono oggetto di discussione tra omeopati; al contrario, sono un punto fermo, al contempo origine e fine di molte discussioni all’interno della disciplina, che si ritrova quindi a reggersi esclusivamente su ragionamenti circolari (un’affermazione è vera perché deriva dagli assiomi; gli assiomi sono veri perché in accordo con l’affermazione). L’omeopatia è quindi chiaramente una pseudoscienza, con buona pace di quanti vorrebbero che avesse pari dignità della medicina scientifica.

Da queste considerazioni emerge anche uno spunto importante sul modo di affrontare le pseudoscienze. Il loro punto debole sta nell’infondatezza dei loro assiomi, non necessariamente nella coerenza interna del loro impianto logico. Chi ha avuto occasione di confrontarsi con l’omeopatia, ad esempio, avrà sicuramente fatto esperienza di come essa possa mostrare una coerenza interna sufficientemente solida da sostenere ogni obiezione, o quasi.

Per smascherare le pseudoscienze, quindi, è fondamentale individuarne gli assiomi e insistere sulla necessità, da parte dei sostenitori delle stesse, di fornire solide prove di detti assiomi. Bisogna anche evitare di lasciarsi trascinare in ragionamenti circolari, sottolineando che essi non sono sufficienti a dimostrare la fondatezza delle premesse: queste devono infatti reggersi su prove indipendenti.

Più facile a dirsi che a farsi, purtroppo.

Buon lavoro!

Informazioni su WorldsOutsideReality

«Hold faithfulness and sincerity as first principles. Have no friends not equal to yourself. When you feel you have faults, do not hesitate to correct yourself.» (Confucius; Analects, 9.25)

Pubblicato il 27 novembre 2012, in Parlando di scienza con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Beh, dal mio punto di vista è altrettanto “pseudo-scienza” quella che si oppone a cambiamenti paradigmatici, o che vanno “contro” (o comunque in direzione diversa da) le conoscenze fino a quel punto consolidate. Ovvero, é altrettanto “pseudo-scienza” quella che rifiuta nuove scoperte perché accetta come “assiomi” le conoscenze precedenti, senza rendersi conto che la STORIA della Scienza è fatta di “verità” poi confutate da nuove scoperte, che a loro volta verranno confutate o modificate da altre ancora… e che, ogni volta, verranno all’inizio tacciate di “impossibilità” o irragionevolezza o anti-scientificità o altro.
    Per esempio, la questione della “memoria dell’acqua”, che (con alcune modifiche) viene spiegata dalla Teoria dei Domini di Coerenza di Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice (con altri), e sulla cui base il Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier sta conducendo interessanti esperimenti, anche in collaborazione con il Dr. Del Giudice.
    La Scienza, IMHO, dovrebbe preoccuparsi di verificare le teorie, anche attraverso la ripetizione degli esperimenti, e nel farlo dovrebbe guardarsi molto attentamente dal possibile (o quasi certo…) “effetto nocebo” dato dal fatto che se si è convinti che un certo esperimento non può funzionare, si farà inconsciamente in modo che non funzioni (self-fulfilling prophecy).
    Detto questo, sono perfettamente d’accordo che ci siano in giro MIGLIAIA di ciarlatani che millantano scoperte di ogni tipo. Ma l’atteggiamento da Lei descritto rischia di far gettare il bambino insieme all’acqua calda…
    Davide

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    • L’idea che il progresso scientifico sia fatto da un susseguirsi di teorie che poi vengono smentite e sostituite da altre completamente nuove e diverse è molto diffusa ma sottilmente sbagliata.
      Le teorie nuove non “smentiscono” in senso stretto le teorie vecchie. Più correttamente, le teorie nuove le affinano e le estendono. Questo appare ovvio se si tiene presente che una teoria nuova non può ignorare i risultati sperimentali su cui si basava la teoria precedente.
      La teoria della Gravitazione Universale di Newton non è stata “confutata” dalla Relatività Generale di Einstein. Se applico la seconda per calcolare l’orbita della Terra attorno al Sole, e cancello tutti quei fattori che hanno un’influenza troppo piccola per essere misurata, ottengo di fatto le equazioni di Newton. In questo senso si può addirittura affermare che la teoria di Einstein conferma quella di Newton, estendendone l’applicabilità anche ai casi in cui la seconda non era applicabile. Allo stesso modo, se, per esempio, la teoria delle Brane si rivelasse corretta, essa non confuterebbe né la Relatività né la Meccanica Quantistica. Più semplicemente (beh… semplicemente… si fa per dire!) sarebbe una teoria che “comprende” entrambe le precedenti e si estende oltre.
      La cosiddetta teoria dei Domini di Coerenza non fa niente di tutto ciò. Essa parte da un fenomeno reale (i cluster dell’acqua: http://www.lsbu.ac.uk/water/abstrct.html ) per poi affermare una cosa falsa: che questi cluster sono entità stabili. Anzi, talmente stabili da poter conservare delle non meglio specificate “informazioni” – nessuno ha mai spiegato di che natura esse siano – per un tempo indeterminato, addirittura duplicandole e trasmettendole ad altre strutture circostanti. Questa affermazione è già di per sé stessa largamente incoerente perché non spiega come mai debba essere una struttura “informata” ad alterarne una “non informata” anziché il contrario, né in che modo questa “progressiva informatizzazione” possa avvenire senza violare il secondo principio della termodinamica. Come se non bastasse, il Principio di Indeterminazione su cui è costruita la Meccanica Quantistica è garanzia del fatto che qualunque “informazione” possa essere contenuta in queste fantomatiche strutture interne dell’acqua, essa è destinata a scomparire in meno di una frazione di secondo al cessare della perturbazione che avrebbe “informato” le strutture stesse. Invocare la MQ come punto d’appoggio per la Teoria dei Domini di Coerenza dimostra solo la profonda incompetenza dei propositori della stessa.
      Il tutto con la sola pretesa di giustificare un fenomeno – la memoria dell’acqua – che, nonostante gli sforzi di Benveniste e della Ellis (http://forums.randi.org/showthread.php?t=179303) – pare che dietro a entrambi ci fossero i soldi della Boiron, fin dall’inizio – rimane un fenomeno non dimostrato.
      Anche in questo caso, quindi, c’è il rifiuto di prendere in considerazione l’idea che il proprio punto di partenza sia sbagliato (memoria dell’acqua, esistenza dei domini di coerenza) e un continuo accampare scuse per giustificare i risultati sperimentali avversi, fino al sostenere che la sola presenza di scettici nelle vicinanze possa influenzare negativamente la memoria dell’acqua, o la sua propensione a “ricordare” o “trasmettere” le fantomatiche informazioni in essa contenute.
      Anche i Domini di Coerenza, quindi, sono pseudoscienza.
      Almeno fino a quando qualcuno non fornirà prove convincenti della loro esistenza e della natura delle informazioni in essi contenute.
      Stiamo aspettando prove concrete a favore dell’omeopatia da più di duecento anni. Aspetteremo anche per i domini di coerenza.

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      • Diciamo che definire “incompetenti” dei ricercatori dell’INFN, uno dei quali (del Giudice) con un curriculum come questo: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=6&ved=0CFoQFjAF&url=http%3A%2F%2Fwww.foiaccademia.org%2Fcv%2FCurriculum%2520Prof.%2520Del%2520Giudice%2520Emilio.doc&ei=FV0rUcqAOOuO4gSd-4CYBw&usg=AFQjCNHVHvBdCrnWmDdGyuZYtyzhp0VmDQ&bvm=bv.42768644,d.bGE&cad=rja , mi sembra un attimino “forte”.🙂
        Comunque, vedremo. Montagnier i risultati li sta ottenendo, e anche quelli sono spiegati dalla Teoria dei Domini di Coerenza. Se però quello che Le serve è il “perché e percome” scientificamente dimostrato (?), allora mi sa che ci sia un sacco di roba in giro che dovrebbe perdere il suo status di scienza, a partire ad esempio dalla Psicologia e dalle Neuroscienze, che spesso ci dicono (ad esempio) che una certa area del cervello è coinvolta in un certo processo, e a volte anche, a grandi linee, “che funzione ha” in quel processo, ma sul “perché e percome (e soprattutto su un “come” preciso…)” mi paiono alquanto latitare, almeno sul piano “scientifico”.🙂
        A me, contrariamente a Lei, serve vedere dei RISULTATI. Le spiegazioni possono arrivare dopo, e persino non arrivare affatto. Ma non accettare un risultato solo perché non lo si sa spiegare significa eliminare sul nascere una quantità di possibilità di progresso, e rendere lo stesso molto, molto più lento e difficile…🙂
        Vede, io sono uno “scettico possibilista”. Litigavo con il mio prof di statistica perché LUI ci insegnava ad eliminare i casi fuori da un certo limite (arbitrario) della gaussiana, mentre per me erano proprio quelli i casi da studiare. E lui liquidava la questione dicendo “Lei dev’essere un clinico!”, come se fosse una malattia. Beh, sì: io SONO un clinico, ed evidentemente il mio approccio è diverso. Per me contano soltanto i RISULTATI, e se il placebo mi permette di ottenere un certo rsultato, allora lo uso, e non mi sembra che sia da demonizzare, visto che FUNZIONA. Sarebbe invece da STUDIARE, per capire COME funziona.🙂
        Sediamoci ed aspettiamo. Prima o poi, i RISULTATI porteranno inequivocabilmente ad una direzione, e qualsiasi essa sia, “informerà” le relative teorie.🙂
        Se smentiranno le teorie pre-esistenti, le si rivedranno. Se le confermeranno, si faranno ulteriori esperimenti per raccogliere altri dati che permettano di estenderle. Nello spirito di Sir Thomas Huxley… “Non c’è niente di più triste che vedere una splendida teoria uccisa da un banale FATTO”. Ovvero: se esiste un fatto, deve avere priorità e prevalenza sulla teoria.🙂
        Ma qui si aprirebbe un ulteriore capitolo su “cosa siamo disposti a riconoscere come ‘fatto'”… E come diceva Einstein, “La teoria che hai DETERMINA ciò che puoi o non puoi osservare”.
        Arrivederci,
        Davide

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      • Sapessi quanti incompetenti popolano istituti scientifici apparentemente rispettabili! Il vicepresidente del CNR (DeMattei) è un accanito antidarwinista, il presidente dell’INRIM (Carpinteri) sostiene una sua particolare versione della fusione fredda e James Watson (quello del DNA) è recentemente inciampato nelle tesi pseudorazziste del famigerato libro “The Bell Curve”.
        Questo giusto per mettere in chiaro quanto possa valere il principio di autorità. Inoltre, il curriculum di Del Giudice è tutt’altro che impressionante. Sembra piuttosto la fiera dell’autoreferenzialità, come troppo spesso accade negli ambienti accademici italiani (ma questa è un’altra storia).

        Rimane il fatto che anch’io resto in attesa di fatti, a cui richiedo soltanto un requisito: l’oggettività.
        I “riultati” riguardo ai Domini di Coerenza li vedono solo Montagnier e colleghi, grazie a ricerche mal fatte (ad esser buoni) che nella realtà nulla dimostrano.
        Così come i risultati clinici dell’omeopatia superiori al placebo li vedono solo gli omeopati. Dopo aver opportunamente scartato i fallimenti, per motivi scelti a posteriori (alla faccia dell’expectancy effect). D’altra parte sostenere che un rimedio omeopatico sia innocuo per una persona sana e contemporaneamente in grado di causare i sintomi necessari a costruire le materie mediche non lascia dubbi: si tratta di expctancy effect allo stato puro. Esistono placebo molto meno costosi e molo più moralmente accettabili dell’omeopatia.

        I “perché” e i “come” di tutto ciò, sono gli stessi fautori di queste idee a tirarseli addosso, a volte farneticando di fantomatiche teorie quantistiche più o meno alternative, che nessuno ha mai visto.

        Ah, sì. Quasi dimenticavo. La psicologia è molto meno scienza di quello che si crede comunemente, ma sta migliorando. Le neuroscienze sono messe molto meglio (anche perché sono partite dopo, quando si aveva una concezione un po’ più solida del concetto di evidence-based) ma c’è molto da lavorare anche lì.
        L’importante è, come ho scritto, non dare niente per scontato, impostando le sperimentazioni in modo da contemplare la possibilità che le ipotesi di partenza siano errate. Ovvero, proprio quello che l’omeopatia e le altre pseudoscienze che le gravitano intorno rifiutano sistematicamente di fare.

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