Si fa presto a dire vaccino – II

1. Primi passi
2. La variolazione arriva in Europa
3. Nasce l’immunologia moderna
4. Rischi e benefici
5. Immunizzazione: una pratica medica particolare
6. Immunizzazione e misure igienico-sanitarie
7. Cinque fattori chiave

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

La variolazione arriva in Europa

Lady Mary Wortley MontaguLady Mary Wortley Montagu era moglie di un diplomatico britannico. Nel 1715, a causa di un’epidemia di vaiolo, perse il fratello e rimase lei stessa deturpata dalle cicatrici tipiche di questa malattia. Negli anni tra il 1716 e il 1718, durante il suo soggiorno a Istanbul, al seguito del marito, venne a conoscenza della pratica della variolazione, all’epoca ampiamente diffusa in Turchia. In occasione di una successiva epidemia fece variolare i suoi figli, che non si ammalarono. Al suo ritorno in Inghilterra si adoperò per far conoscere questa pratica anche nel mondo occidentale.

La diffusione della variolazione incontrò molte resistenze in occidente. Oltre alla prevedibile opposizione religiosa, che vedeva nelle epidemie l’espressione della volontà divina e considerava quindi blasfemo opporsi ad essa, gli stessi medici non si mostrarono sempre ben disposti verso di essa, tanto che in buona parte degli Stati Uniti la variolazione fu addirittura vietata.

Questa ostilità nei confronti di una pratica efficace nel contenere una tra le malattie più devastanti della storia dell’uomo può lasciare perplessi, ma era basata su considerazioni abbastanza solide.

Anzitutto bisogna tenere presente che cos’è esattamente la variolazione. Questa pratica è profondamente diversa dalle vaccinazioni attuali. Essa consiste in una vero e proprio contagio deliberato di una persona sana. Dalle cronache dell’epoca sappiamo che i variolati incorrevano pressoché sempre in una febbre violenta, non diversa da quella del vaiolo. In genere la malattia provocata dalla variolazione si fermava a questa fase. La persona guariva senza conseguenze e, soprattutto, senza mai diventare contagiosa. In circa 1 o 2 casi su 100, però, il variolato si ammalava di vaiolo, diventando contagioso, e spesso ne moriva.

Uno dei vincoli etici più importanti del giuramento di Ippocrate, che i medici adottano ancora oggi, è quello di non nuocere al paziente. Contagiare volontariamente una persona, col rischio che questa si ammali seriamente, contribuendo magari a diffondere l’epidemia anziché ad arrestarla, a molti medici pareva poco compatibile con detto giuramento. Altri, invece, pesavano i due rischi, scegliendo quello minore, anche se non era possibile stabilire con certezza se una data persona si sarebbe ammalata o meno nel corso dell’epidemia. La probabilità di esporre ai rischi legati alla variolazione chi non si sarebbe comunque ammalato di vaiolo non era trascurabile.

La questione si trascinò, irrisolta, per quasi un secolo.

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