Si fa presto a dire vaccino – IV

1. Primi passi
2. La variolazione arriva in Europa
3. Nasce l’immunologia moderna
4. Rischi e benefici
5. Immunizzazione: una pratica medica particolare
6. Immunizzazione e misure igienico-sanitarie
7. Cinque fattori chiave

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

Rischi e benefici

Le vicende che hanno portato alla nascita dell’immunologia moderna mettono chiaramente in luce il fatto che nel decidere se immunizzare oppure no entrano in gioco due fattori importanti:

1) La pericolosità della malattia.

2) La pericolosità del procedimento di immunizzazione.

Nel caso della variolazione, la pericolosità del procedimento, anche se di molto inferiore a quella della malattia, era comunque tale da lasciare dubbiose molte persone (anche al di là delle discutibili obiezioni di natura religiosa, che pure ebbero un peso non indifferente nell’ostacolare la diffusione sia della variolazione che della vaccinazione).

La vaccinazione messa a punto da Jenner riduceva drasticamente la pericolosità del procedimento, spostando la valutazione decisamente verso l’immunizzazione.

La valutazione rischi-benefici non è però sempre facile.

Il raffreddore è un esempio di quanto sia importante questo delicato bilancio: per quanto fastidioso possa essere, il Rinovirus è virtualmente innocuo. Al di là delle oggettive difficoltà nell’immunizzare da questa particolarissima malattia, qualunque vaccino finirebbe con l’avere una pericolosità residua che, per quanto bassa, supererebbe quella della malattia. Per questo, a meno di improbabili colpi di scena, un vaccino per il raffreddore non è destinato ad essere sviluppato in tempi brevi.

All’estremo opposto troviamo un’altra malattia famosa: la rabbia. Questa è una delle rare malattie che uccidono immancabilmente ogni contagiato. Non esistono cure efficaci, e non risulta nessun caso di uomo o animale che sia sopravvissuto al contagio*. Il vaccino antirabbico ha effetti collaterali anche pesanti eppure, a fronte dell’alternativa – la certezza della morte – non possono esserci dubbi in proposito.

Il caso della rabbia permette un’altra riflessione importante: considerato che questa malattia è inevitabilmente mortale, perché non siamo tutti vaccinati?

Vaccino antirabbico per le volpiPer nostra fortuna la rabbia è una malattia molto rara nell’uomo. Se non si ripresentasse occasionalmente, portata dagli animali selvatici che attraversano il confine con la ex-Jugoslavia, dove è ancora endemica, l’Italia ne sarebbe ormai completamente indenne da anni. Gli ultimi casi di rabbia nell’uomo, sul nostro territorio, risalgono agli anni 1977 e 1996, ed erano entrambe persone ammalatesi all’estero. Questo significa che, se ci immunizzassimo sistematicamente, il vaccino finirebbe con il fare più vittime della malattia. Per questa ragione la vaccinazione è prevista solo nei casi di effettivo pericolo.

Il caso della rabbia ci fa capire che i due fattori già individuati – la pericolosità della malattia e la pericolosità del vaccino – non sono sufficienti a definire interamente il problema. È necessario tenere conto anche di un terzo fattore: il rischio di ammalarsi, ovvero quello che gli addetti ai lavori chiamano situazione epidemiologica.

Questo terzo fattore complica molto le cose.

Tornando a riflettere su quanto accaduto con il vaiolo, ci si rende conto che la vaccinazione non si è limitata a rendere le persone immuni dalla malattia. Il virus del vaiolo, non trovando nessuno a spese di cui riprodursi, ha finito con l’estinguersi(1), per cui oggi la vaccinazione antivaiolosa non è più necessaria: il vaiolo è eradicato. Alla luce del nostro terzo fattore – la situazione epidemiologica – ciò diventa di estrema importanza.

Se da un lato l’eradicazione costituisce un obiettivo ideale, che consente di eliminare sia il rischio della malattia che quello del vaccino, proprio la possibilità di ridurre progressivamente la presenza della prima, rivela come l’immunizzazione sia in grado di cambiare le carte in tavola proprio su uno dei fattori chiave della valutazione rischi-benefici.

Mano a mano che la malattia diviene sempre più rara, diminuisce il rischio legato ad essa. Inevitabilmente si arriva a un punto in cui la probabilità di ammalarsi è così bassa da non giustificare più in modo diretto la vaccinazione. Sospendere l’immunizzazione, però, significherebbe lasciare nuovamente campo libero alla malattia. Questa situazione pone un problema etico di non sempre facile soluzione: fino a che punto è lecito far correre dei rischi, per quanto piccoli possano essere, alle persone affinché ne beneficino le generazioni future, che devono ancora nascere?

‹3 – Immunologia moderna Immunologia: una pratica particolare – 5›
(1) Attualmente esistono ancora alcuni campioni del virus del vaiolo umano conservati a scopo di ricerca in due laboratori di massima sicurezza, uno negli Stati Uniti e uno in Russia.

7 marzo 2014

* Una doverosa precisazione: nel 2005 è stato segnalato un caso di sopravvivenza dalla rabbia¹, in seguito a un trattamento sperimentale oggi noto come Milwaukee Protocol. In seguito, altre persone sono state trattate con lo stesso protocollo, ma le percentuali di successo non sono certo entusiasmanti², tanto che ad oggi non è ben chiaro se i pochi casi di sopravvivenza documentati siano dovuti al trattamento, oppure al fatto che le persone – tutte contagiate da pipistrelli – avessero contratto varianti del virus della rabbia già attenuate.

¹ Willoughby R.E.; Survival after Treatment of Rabies with Induction of Coma; NEJM, 16 giugno 2005 – http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa050382

² Aramburo A.; Willoughby R.E.; Failure of the Milwaukee Protocol in a Child With Rabies; Clinical Infectious Diseases, Vol 53 pp 572-574 – http://cid.oxfordjournals.org/content/53/6/572.full

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«Hold faithfulness and sincerity as first principles. Have no friends not equal to yourself. When you feel you have faults, do not hesitate to correct yourself.» (Confucius; Analects, 9.25)

Pubblicato il 1 aprile 2013, in Parlando di scienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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