Si fa presto a dire vaccino – VI

1. Primi passi
2. La variolazione arriva in Europa
3. Nasce l’immunologia moderna
4. Rischi e benefici
5. Immunizzazione: una pratica medica particolare
6. Immunizzazione e misure igienico-sanitarie
7. Cinque fattori chiave

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

Immunizzazione e misure igienico-sanitarie

Comunque vadano le cose, che sia il vaccino ad essere in qualche misura insoddisfacente o che sia stato l’atto vaccinale a non essere andato a buon fine, se il nostro obiettivo ideale è di arrivare ad eliminare completamente una malattia e con essa anche la necessità di immunizzare, bisognerà sempre tenere in conto che una parte più o meno consistente della popolazione non sarà completamente immune alla malattia.

Questo può avere delle conseguenze importanti, perché se le persone ancora sensibili sono troppe, il microrganismo responsabile della malattia troverà modo di continuare a riprodursi e quindi non si estinguerà mai: viene cioè a mancare quella che gli addetti ai lavori chiamano immunità di popolazione (community immunity) o immunità di branco (herd immunity).

Quanto è questo “troppo”? Quante persone è necessario immunizzare efficacemente per garantire che un microrganismo non riesca più a trovare dove riprodursi e sia quindi condannato all’estinzione? Ciò dipende dalla rapidità ed efficienza con cui una malattia si diffonde, nonché dalla capacità del microrganismo che ne è responsabile di resistere nell’ambiente in attesa di trovare una vittima.

Nel caso della rabbia, che difficilmente contagia l’uomo, le misure igienico-sanitarie convenzionali sono più che sufficienti a proteggerci, a patto però che vengano messi in atto adeguati programmi di vaccinazione per gli animali domestici e selvatici che possono trasmetterla.

Anche l’HIV/AIDS, in teoria, potrebbe essere efficacemente contenuto, fino all’eradicazione, da opportune misure di prevenzione, anche in assenza di vaccini. Tuttavia i numerosi fattori sociali in gioco – primo tra tutti il tabù religioso all’uso del preservativo – rendono quasi indispensabile lo sviluppo di un vaccino almeno parzialmente efficace.

Non tutti i vaccini hanno bisogno di essere iniettati. Esistono vaccini antinfluenzali che possono essere insufflati nelle narici della persona da immunizzare. Questi sfruttano le cellule del sistema immunitario che popolano le mucose delle vie respiratorie, in modo non molto diverso dalla variolazione in uso in cina già diversi secoli fa.
Non tutti i vaccini hanno bisogno di essere iniettati. Esistono vaccini antinfluenzali che possono essere insufflati nelle narici della persona da immunizzare. Questi sfruttano le cellule del sistema immunitario che popolano le mucose delle vie respiratorie, in modo non molto diverso dalla variolazione in uso in cina già diversi secoli fa.

Nel caso dell’influenza, infine, il virus che la provoca è talmente efficiente e veloce che, anche in caso di immunizzazione ottimale, qualcuno potrebbe infettarsi ugualmente, magari senza ammalarsi neppure lievemente, e contribuire addirittura alla diffusione del virus, pur se in misura molto limitata.

L’inevitabile presenza di persone non completamente immuni alla malattia che si vuole eradicare, potrebbe mettere in stallo un programma di eradicazione proprio nelle sue fasi finali, quando il bilancio rischi-benefici è più risicato. Per questa ragione un qualunque programma di eradicazione dovrà necessariamente concludersi con la sospensione della vaccinazione – che potrebbe nascondere la presenza residua della malattia – e l’introduzione di opportune norme di sorveglianza che consentano di circoscrivere gli eventuali ultimi casi di malattia che dovessero comparire, impedendo alla stessa di diffondersi nuovamente in modo stabile nella popolazione.

Una malattia non è sconfitta nel momento in cui si sospende la vaccinazione, ma solo quando, in assenza di immunità di popolazione, il numero di nuovi casi di malattia si azzera per un tempo sufficiente a dare la certezza che il microrganismo responsabile sia estinto.

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