Si fa presto a dire vaccino – VII

1. Primi passi
2. La variolazione arriva in Europa
3. Nasce l’immunologia moderna
4. Rischi e benefici
5. Immunizzazione: una pratica medica particolare
6. Immunizzazione e misure igienico-sanitarie
7. Cinque fattori chiave

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Cinque fattori chiave

A questo punto, però, abbiamo visto che esistono altri due fattori da valutare per decidere se, come e quando vaccinare: l’efficacia del vaccino e la capacità di diffusione della malattia.

È utile ora ricapitolare tutti i fattori in gioco.

1) Pericolosità della malattia – ovvero a quali conseguenze può portare e quanto di frequente.

2) Capacità di diffusione della malattia – ovvero quanto rapidamente può diffondersi, in quale modo lo fa, quanto può sopravvivere nell’ambiente prima di infettare qualcuno e che percentuale di persone riesce a colpire.

3) Rischio di ammalarsi – ovvero quanto la malattia è diffusa e frequente in un dato luogo e in un dato momento.

4) Pericolosità del vaccino – ovvero quali effetti collaterali può avere e quanto sono frequenti.

5) Efficacia del vaccino – ovvero in che misura riesce a proteggere dalla malattia e a bloccare la diffusione del microrganismo che la provoca.

Abbiamo anche visto che questi fattori non sono indipendenti né statici. Il rischio di ammalarsi può variare nel tempo in base a molti fattori. Nel corso di un programma di eradicazione è destinato a scendere progressivamente, con tutte le conseguenze del caso sul bilancio rischi-benefici.

Anche la capacità di diffondersi di una malattia può cambiare, spesso per fattori ambientali. Il virus dell’influenza, ad esempio, con il freddo e l’umidità sopravvive meglio nell’ambiente, ed è quindi in grado di diffondersi più facilmente. Questo stesso virus è anche in grado di evolvere molto rapidamente, sia cambiando la sua pericolosità, che mutando in modo da sfuggire all’eventuale immunizzazione dell’anno precedente.

Un elemento non trascurabile nelle campagne di eradicazione è la praticità di somministrazione del vaccino. Il vaccino antipolio, ad esempio, non viene iniettato. Affinché sia efficace è sufficiente che entri in contatto con le mucose della bocca, ovvero con le cellule del sistema immunitario che vi si trovano.
Un elemento non trascurabile nelle campagne di eradicazione è la praticità di somministrazione del vaccino. Il vaccino antipolio, ad esempio, non viene iniettato. Affinché sia efficace è sufficiente che entri in contatto con le mucose della bocca, ovvero con le cellule del sistema immunitario che vi si trovano.

Anche l’efficacia del vaccino non è immune da fattori di disturbo. Anzitutto bisogna tenere conto dei fattori tecnologici legati alla difficoltà di conservare i vaccini in modo corretto; difficoltà che si fanno sentire soprattutto nelle aree più calde e più arretrate del pianeta. Esistono anche importanti fattori sociali che possono ostacolare la distribuzione sistematica della vaccinazione, che abbiamo visto essere fondamentale affinché il microrganismo responsabile della malattia non trovi più nessuno a spese del quale riprodursi, e sia quindi destinato all’estinzione, che è il nostro obiettivo ideale.

Ci sono molti luoghi in cui una parte più o meno consistente della popolazione rifiuta deliberatamente la vaccinazione, per ragioni ideologiche, religiose o pseudoscientifiche.

Questo genere di opposizione sta ritardando considerevolmente l’eradicazione della poliomielite in Pakistan e Afghanistan. In Nigeria la sovrapposizione di diversi fattori sociali ha fatto scendere il tasso di vaccinazione a un livello tale che la malattia si è nuovamente diffusa anche nei vicini Chad e Niger, da dove era già scomparsa da qualche anno.

Quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Africa testimonia gli effetti devastanti che può avere il comportamento irrazionale quando si tratta di prendere decisioni riguardanti la salute delle persone.

Quando il rifiuto della vaccinazione avviene in misura limitata – tale da non compromettere il blocco della diffusione del microrganismo responsabile della malattia – chi non si vaccina si limita a beneficiare della campagna vaccinale, lasciando agli altri i rischi, per quanto piccoli, ad essa connessi. Un comportamento sicuramente antipatico ma non necessariamente pericoloso1.

Se invece il rifiuto della vaccinazione supera una soglia critica – che abbiamo visto essere diversa a seconda delle caratteristiche di ogni malattia – il programma di eradicazione potrebbe ritardare, esponendo quindi ai rischi sia della malattia che del vaccino, un numero di persone maggiore del necessario. In casi estremi, il rifiuto della vaccinazione potrebbe compromettere del tutto l’eradicazione, coinvolgendo anche le regioni limitrofe, come accaduto in Nigeria.

Al di là di questi casi estremi, è importante ricordarsi sempre che i fattori in gioco, nelle decisioni riguardanti la vaccinazione, sono tanti, complessi e interdipendenti. Nella maggior parte dei casi, solo accurate valutazione quantitative e opportuni calcoli matematici, anche insospettabilmente complessi, possono fornire le informazioni necessarie a stabilire quali siano le politiche vaccinali più adatte a difendere in modo corretto ed efficace la salute delle persone.

Affidarsi a considerazioni superficiali, slogan ad effetto, o a teorie più o meno oscure, improbabili o strampalate, rischia di portare a conseguenze anche molto gravi per la salute di un numero potenzialmente enorme di persone.

‹ 6 – Misure igienico-sanitarie
(1) In realtà, se si tiene conto del fatto che una parte dei vaccinati, come abbiamo visto, potrebbe risultare non immunizzata in modo efficace, potrebbe capitare che una persona non vaccinata, se dovesse ammalarsi, trasmetta la malattia a quelle persone che hanno avuto la sfortuna di non essere immunizzate in modo efficace. A rigore, quindi, la decisione di rifiutare il vaccino può mettere a rischio anche altre persone.
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