Primo, non nuocere

Primo, non nuocere

1. E tu, ti sei fatto validare?

2. Invecchiare fin da giovani

3. Tressette col gene

4. Ad ogni malattia il suo topo

5. Scarica l’app e diventa farmacologo

6. Primo, non nuocere

7. Una questione di ciambelle

8. Non è tutto oro

9. La madre degli imbecilli

10.La sperimentazione animale e l’umana stupidità

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

Quando si comincia la sperimentazione (il famoso clinical trial) sull’uomo, la prima domanda che si pongono gli scienziati è: qual’è la dose massima di farmaco che una persona può sopportare senza subire conseguenze? Il punto di partenza non può che essere questo, perché non avrebbe senso migliorare qualcosa da una parte solo per peggiorare qualcos’altro da un’altra. È vero che in molti casi, come nella terapia del tumore, ci si deve accontentare di un bilancio costi/benefici risicato, ma il principio guida rimane lo stesso: un farmaco deve fare bene prima di cominciare a fare male.

non nuocereLa prima fase della sperimentazione sull’uomo (la Fase I del clinical trial) serve proprio a stabilire questo: la dose di farmaco tollerata. Per conoscere questa dose è necessario somministrare il farmaco a volontari sani.

Se siete ancora interessati a partecipare alla nostra ipotetica sperimentazione, come minimo vi chiederete: «da che dose si parte?».

Non è una domanda banale.

La dose alla quale una sostanza comincia ad essere tossica varia moltissimo. Per uccidere una persona di 70Kg servono circa 100g di aspirina, oppure sono sufficienti 0,00000007g (7 centomilionesimi di grammo) di tossina botulinica, il famigerato botox per spianare le rughe13. La differenza è un fattore 10 miliardi! Una molecola nuova, dove si colloca in questo range?

Non è possibile simulare al computer la tossicità di una molecola. Un computer può infatti simulare il comportamento di qualcosa di già noto, magari troppo complicato per essere capito al volo, ma non può inventare qualcosa che non si conosce. La chimica di un organismo vivente è nota solo a grandi linee, i dettagli sono il larga misura oscuri, Nessun programma per computer potrà mai prevedere tutti i possibili effetti di un farmaco.

Anche le cellule coltivate in laboratorio possono dare solo una risposta parziale, anzitutto perché non tutti i tipi di cellule che compongono il nostro corpo (sono centinaia!) può essere coltivato in laboratorio, separatamente dal resto; inoltre spesso una molecola è tossica in modo indiretto, cioè non è lei a far danni, ma una sua forma modificata, creata dal nostro stesso organismo, magari proprio nel tentativo di sbarazzarsi della molecola originale, che gli è estranea.

Anche in questo caso gli animali offrono la possibilità di verificare la tossicità di una molecola su un organismo intero e sano. Per questo particolare aspetto del problema siamo fortunati: l’attendibilità della SA in questo caso sfiora il 100%14.

Nel caso della rapamicina resta ancora da capire se gli effetti di questa molecola sono davvero in grado di alleviare i sintomi della malattia, o se essa si limita ad agire su aspetti secondari. Inoltre, in un organismo intero, non è affatto scontato che il farmaco raggiunga tutte le cellule che deve raggiungere, in quantità sufficiente ad agire.

I topi transgenici selezionati da Varga e Eriksson8 consentono di verificare rapidamente proprio questi aspetti, prima di cominciare a sperimentare sui malati. A poco più di un anno di distanza dalle verifiche su cellule effettuate dall’equipe di Cao, un altro gruppo di ricercatori annuncia l’efficacia della molecola anche sui topi15: la rapamicina è quindi in grado di raggiungere un numero adeguato di cellule e incidere significativamente sulla progressione della malattia.

Accadrà lo stesso anche sull’uomo?

Purtroppo la certezza non c’è, perché è la prima volta che si percorre questa strada. Saranno i risultati sperimentali stessi a dirci in cosa è affidabile il modello murino della progeria e in cosa non lo è. Le premesse però sono buone. Inoltre, se la rapamicina dovesse rivelarsi inefficace sull’uomo, chiarire cosa distingue i malati di progeria dai topi che portano la loro stessa mutazione genetica, permetterebbe di individuare un altro importante aspetto della chimica di questa malattia. La comprensione di questi ipotetici nuovi dettagli permetterebbe di scartare fin da subito altri candidati farmaci e di individuarne di migliori.

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8. Varga R., Eriksson M.; Progressive vascular smooth muscle cell defects in a mouse model of Hutchinson–Gilford progeria syndrome; PNAS 2 Gen 2006. http://www.pnas.org/content/103/9/3250.short

13. Per essere rigorosi, quelle riportate sono le dosi in grado di uccidere, in media, la metà delle persone che dovessero assumerle. Se preferite, è la dose che ha il 50% di probabilità di uccidere. È un parametro molto usato dai tossicologi, che lo indicano con la sigla DL50 (dose letale 50) oppure, all’inglese, LD50 (lethal dose 50).

14. Lutfullin A, Kuhlmann J, Wensing G.; Adverse events in volunteers participating in phase I clinical trials: a single-center five-year survey in 1,559 subjects; IJCPT, Maggio 2005 – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15906587

15. Fresnida J R; Rapamycin Reverses Elevated mTORC1 Signaling in Lamin A/C–Deficient Mice, Rescues Cardiac and Skeletal Muscle Function, and Extends Survival; STM 25 luglio 2012 –http://stm.sciencemag.org/content/4/144/144ra103.abstract

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Informazioni su WorldsOutsideReality

«Hold faithfulness and sincerity as first principles. Have no friends not equal to yourself. When you feel you have faults, do not hesitate to correct yourself.» (Confucius; Analects, 9.25)

Pubblicato il 1 dicembre 2013, in Parlando di scienza, Zoopiria (sperimentazione animale) con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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