E tu, ti sei fatto validare?

E tu, ti sei fatto validare?

1. E tu, ti sei fatto validare?

2. Invecchiare fin da giovani

3. Tressette col gene

4. Ad ogni malattia il suo topo

5. Scarica l’app e diventa farmacologo

6. Primo, non nuocere

7. Una questione di ciambelle

8. Non è tutto oro

9. La madre degli imbecilli

10.La sperimentazione animale e l’umana stupidità

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

Potrebbe capitarvi in qualunque momento. Un bel giorno qualcuno vi ferma e vi chiede:

– Ehi! Stiamo cercando volontari per sperimentare un nuovo farmaco, vuoi partecipare?

Le prime domande che vi passeranno per la testa saranno «Ma è sicuro?», «Ma funziona?»

– Sui topi ha funzionato!

Ti sei fatto validareCerto che messa così c’è da rimanere un po’ perplessi. Che prove abbiamo che i risultati di un esperimento condotto su un topo sia in qualche misura rappresentativo di quanto accade nell’uomo? A dar retta a quello che si legge sui giornali, si ascolta alla radio o si vede in TV, verrebbe da pensare «nessuna». La statistica che la fa da padrone sui media è, in apparenza, inattaccabile e quasi drammatica: secondo quanto stimato dalla stessa FDA1, su dieci potenziali farmaci che superano i test sugli animali, nove non arrivano mai in farmacia. Dati più recenti sarebbero anche peggiori, con una percentuale di fallimento intorno al 95%. Insomma, una vera catastrofe. Verrebbe quasi da pensare che se tirassero a caso ci azzeccherebbero più spesso.

Come mai così tanti candidati farmaci vengono scartati durante la sperimentazione sull’uomo? Quali sono i motivi per cui si rivelano inutili?

Andando a vedere più in dettaglio, salta all’occhio una cosa strana. La sperimentazione sull’uomo è infatti divisa in quattro fasi, chiamate, con grande sforzo di fantasia, fase I, II, III e IV. Ebbene, di tutte le molecole che superano la prima fase di sperimentazione sull’uomo, solo il 12% arriva in farmacia2. Curioso, vero? Se applicassimo il ragionamento di cui sopra, dovremmo concludere che l’uomo non è un modello predittivo per l’uomo. Verrebbe da pensare che per partecipare a un clinical trial (la sperimentazione sull’uomo si chiama così) sia necessario farsi prima validare; tanto per stare sicuri.

Uno mica può saperlo in anticipo se è un essere umano attendibile.

È chiaro che quella frase che ci ripetono ossessivamente ormai da mesi – alla radio, in TV e sui giornali – si fonda su qualcosa di sbagliato.

Appurato che la proprietà transitiva secca non sembra valere né tra animale e uomo, né tra uomo e uomo, rimane da capire il motivo che spinge così tanti ricercatori, in discipline anche molto diverse – oncologi, immunologi, chirurghi, parassitologi… – ad avvalersi della Sperimentazione Animale (SA) per portare avanti le loro ricerche. Nonostante costi, tempi lunghi e incertezze. Ovvero: se è davvero possibile, a parità di risorse impiegate (umane e materiali) ottenere risultati migliori in tempi più brevi, perché insistere con la SA? Dopotutto l’obiettivo di qualunque scienziato è quello di pubblicare (publish or perish!).

Se lo si può fare prima, meglio e spendendo meno, perché no?

La risposta non è semplice, ma un recente articolo apparso su Science del 14 giugno 20133, ci offre un interessante punto di partenza – anzi, di arrivo – per mettere a fuoco il vero ruolo della SA nella ricerca biomedica, e i motivi che la rendono ancora oggi spesso indispensabile.

Però, bisogna cominciare dall’inizio.

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1. La FDA (Food and Drug Administration) è l’omologo statnitense dell’EMA europeo (European Medicines Agency), o dell’AIFA italiano (Agenzia Italiana per il Farmaco) – http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/2006/ucm108576.htm

2. Nine out of ten statistics are taken out of context; Understandinganimalresearch.org – http://www.understandinganimalresearch.org.uk/assets/document/67263C9E-E007-2486-02CEC292C0BBF97D/nine-out-of-ten-stat.pdf

3. Thomas E. Johnson; Rapid Aging Rescue?; Science (Perspectives) 14 giugno 2013. http://www.sciencemag.org/content/340/6138/1299.summary

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