Una questione di ciambelle

Una questione di ciambelle

1. E tu, ti sei fatto validare?

2. Invecchiare fin da giovani

3. Tressette col gene

4. Ad ogni malattia il suo topo

5. Scarica l’app e diventa farmacologo

6. Primo, non nuocere

7. Una questione di ciambelle

8. Non è tutto oro

9. La madre degli imbecilli

10.La sperimentazione animale e l’umana stupidità

Nota: Puoi trovare l’intera serie di questi articoli raccolti in un unico file scaricabile nella pagina Free eBooks.

Anche nel mondo della scienza le ciambelle non riescono sempre col buco, anzi.

quote-research-is-what-i-m-doing-when-i-don-t-know-what-i-m-doing-wernher-von-braun-23155La storia della progeria non è semplice e lineare come l’ho raccontata qui, comodamente seduto in un presente in cui sappiamo già come è andata a finire, almeno fino ad oggi. Ovvero cosa ha funzionato e cosa no. La storia della progeria, come quella di ogni altra ricerca scientifica, è costellata di passi falsi, cantonate e vicoli ciechi. Come già ricordato, la rapamicina non ha ancora dimostrato la sua efficacia sui malati, solo la sperimentazione sull’uomo potrà confermare se sono stati individuati tutti i meccanismi biologici della malattia o se qualcosa di importante è sfuggito ai ricercatori; ma questo non significa che la SA non sia servita a niente. Inoltre, più in generale, solo la sperimentazione sull’uomo è in grado di individuare eventuali effetti collaterali rari o particolari. Per questo esistono le altre tre fasi della sperimentazione di un farmaco. La fase IV, in particolare, si svolge quando il farmaco è già in commercio, e consiste proprio nella raccolta di tutte le segnalazioni di effetti inattesi che potrebbero essere imputabili al farmaco: gli effetti più rari saltano fuori solo con statistiche su grandi numeri.

Spero che ora sia più chiaro il ruolo svolto dalla SA nella ricerca scientifica.

Anzitutto è importante notare che gli animali non rappresentano un “modello dell’uomo” a 360º. Quando vengono coinvolti in qualche sperimentazione, è per trovare risposte a domande precise e circostanziate. Nel caso della tossicità acuta l’attendibilità della reazione degli animali (almeno due specie diverse!) ha, come già ricordato, un’attendibilità elevatissima14. In altri casi, come la risposta immunitaria al virus dell’AIDS, non siamo così fortunati, nemmeno con scimpanzé o altre scimmie, che sono gli animali più simili a noi.

Soprattutto è importante notare come a volte il ricorso a esperimenti su animali è l’unica strada percorribile per portare avanti ricerche in grado di salvare vite umane.

In più dovrebbe essere chiaro che lamentarsi del fatto che la SA non è in grado di individuare effetti collaterali rari o particolari, è un’idiozia colossale. Non è questo il ruolo della SA. Sostenere che essa non serve perché non è in grado di prevedere il delicato bilancio rischi/benefici di un farmaco è come sostenere che un’automobile è inutile perché non può volare. Così come una macchina è un mezzo di trasporto anche se non può volare, anche la SA è uno strumento irrinunciabile di indagine scientifica, anche se non può prevedere tutti gli effetti collaterali di un farmaco.

Purtroppo a volte non è possibile sapere in anticipo quanto attendibile sia un esperimento condotto su animali: d’altra parte se sapessimo già le risposte, non si chiamerebbe ricerca. Mano a mano che aumentano le nostre conoscenze su somiglianze e differenze tra l’uomo e le altre specie, però, la scelta dell’animale più adatto diviene via via più affidabile. Inoltre, con l’aumentare delle conoscenze, diventa sempre meno necessario il ricorso stesso agli animali.

Da ultimo, ma non per importanza, bisogna tenere conto del fatto che un esperimento su animali – anzi, un qualunque esperimento – è utile anche quando “fallisce”; come diceva Heinlein: «i dati negativi non vengono premiati, ma sono il fondamento della scienza»16.

Qui però cominciano le dolenti note.

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14. Lutfullin A, Kuhlmann J, Wensing G.; Adverse events in volunteers participating in phase I clinical trials: a single-center five-year survey in 1,559 subjects; IJCPT, Maggio 2005 – http://www.nature.com/news/2011/110223/full/470452a/box/1.html

16. «Negative data win no prizes, but they are the bedrock of science.» Robert Anson Heinlein; Expanded Universe.

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