Stop-SA! Ovvero: come ti invento un dibattito

Il tanto sbandierato dibattito sull’utilità della sperimentazione animale, nella realtà non esiste, è pura invenzione. Tutta la propaganda anti-SA è una gigantesca operazione mediatica che nulla ha a che vedere con la scienza, se non per il fatto di danneggiarla pesantemente. In quanto operazione mediatica, va affrontata soprattutto come tale, oltre che da un punto di vista strettamente scientifico.

MouseNel 2011 la rivista Nature, una tra le più importanti riviste scientifiche del mondo, ha fatto un sondaggio per stimare l’impatto dell’attivismo animalista sulla ricerca biomedica¹. Tra le tante domande ve n’era una riguardante l’essenzialità o meno dell’uso di animali nella ricerca. Solo poco più del 3% degli scienziati che hanno risposto al questionario ha dichiarato di non ritenerla necessaria. Insomma, nel mondo della scienza il consenso sulla necessità di utilizzare animali nella ricerca biomedica non ha nulla da invidiare al consenso sul riscaldamento globale o sull’evoluzione darwiniana. Una maggioranza bulgara.

Eppure, sulla stampa, alla radio e alla televisione, appaiono sempre più spesso articoli, servizi, programmi e pubblicità che parlano di un fantomatico “dibattito” sul tema della Sperimentazione Animale (SA), che avrebbe luogo all’interno del mondo della scienza.

Di quale dibattito stanno parlando?

Il “dibattito” a cui fanno riferimento tutte le associazioni che si oppongono alla SA esiste, in effetti, solo sui media. Le motivazioni di questo dibattito inventato, così come descritte dalla propaganda anti-SA, sembrano a prima vista fondate. Eppure non convincono gli addetti ai lavori che, nonostante quarant’anni di propaganda², continuano ad essere monolitici nelle loro convinzioni: non si può (ancora) fare a meno della sperimentazione animale.

Cosa c’è che non va nelle motivazioni del movimento anti-SA, così apparentemente solide?

Semplice: la loro solidità è, appunto, solo apparente; dal punto di vista logico non stanno in piedi.

L’intero impianto della propaganda anti-SA poggia su due presupposti che permeano tutte le argomentazioni del movimento; e lo fanno in modo rigorosamente implicito e sottinteso, per evitare di dover fare i conti con l’analisi razionale. Si tratta in effetti di una vera e propria tecnica di manipolazione – ben nota e molto potente – in grado di far accettare inconsapevolmente a chi ascolta dei concetti anche palesemente stupidi. È quindi utile analizzare in modo esplicito le due premesse occulte della propaganda anti-SA.

Farmaci che salvano o uccidono.

«ogni anno migliaia e migliaia di questi nuovi farmaci, tutti ritenuti utili e sicuri in seguito ad estese prove su animali, devono essere ritirati dal commercio. […] Menzioniamone alcuni. Nel 1971 il Paracetamol […] costrinse al ricovero in ospedale in Inghilterra 1500 persone.» (Ruesch)

Hans Ruesch; Considerazioni contro la vivisezione; Giornale degli Uccelli; gennaio 1978

Hans Ruesch; Considerazioni contro la vivisezione; Giornale degli Uccelli; gennaio 1978

I 1500 ricoveri cui fa riferimento questa frase sono dovuti a casi di plateale sovradosaggio del farmaco, talvolta intenzionale, come nel caso di una diciannovenne incinta che aveva ingerito tra le 30 e le 50 pastiglie di paracetamolo, assieme a mezza bottiglia di whisky³ (sono sopravvissuti sia lei che il bambino). Nonostante questa presunta strage degli innocenti – in realtà mai avvenuta – il farmaco non fu mai ritirato dal commercio. Lo si trova ancora oggi (è la Tachipirina®) ed ancora oggi è considerato, a ragione, uno dei farmaci più sicuri, anche per uso pediatrico.

Al di là del fatto che la “notizia” millantata in quella frase è totalmente inventata, questa frase della propaganda anti-SA ci permette di mettere a fuoco il primo degli stratagemmi base della propaganda stessa. Questo “allarme” riguardo la presunta pericolosità del paracetamolo ha un senso se e solo se si inquadra il fatto (i 1500 ricoverati) in una visione del farmaco semplicistica, quasi infantile. Nella propaganda anti-SA un farmaco può essere solo due cose: sicuro al 100%, oppure inutile e dannoso. Non sono ammesse sfumature intermedie.

La realtà è molto diversa. Un farmaco è una sostanza che in qualche misura “interferisce” con il funzionamento del nostro organismo. Se preso nel modo giusto, nella quantità giusta e nei tempi giusti, questa “interferenza” può compensare in parte alcuni effetti di una malattia. In tutti gli altri casi il farmaco farà soprattutto danni.

Quante volte vi è stato raccomandato di non prendere farmaci a caso? Di non prenderne di più, perché se il farmaco fa bene, più farmaco non fa più bene? Tutte queste raccomandazioni derivano dal delicato bilancio tra effetti positivi e negativi, tra rischi e benefici. Compresi i rischi legati all’incertezza di eventuali reazioni anomale che alcune persone inevitabilmente possono avere.

La realtà dei farmaci è una cosa molto diversa dall’immagine infantile contenuta nella propaganda anti-SA. Chi ha dimestichezza con la retorica, certamente avrà riconosciuto questa situazione per ciò che: un errore logico, noto come falsa dicotomia o falso dilemma. Si presentano le cose come se si dovesse scegliere per forza tra due situazioni estreme (sicuro vs. dannoso), anche se la realtà è ben diversa. Questo stratagemma retorico è il primo pilastro della propaganda anti-SA.

Ogni farmaco è il risultato di un delicato equilibrio tra efficacia ed effetti collaterali. Ogni passo della sperimentazione consente di migliorare la conoscenza di questo delicato equilibrio, diminuendo le incertezze e quindi i rischi per il malato. La sperimentazione su animali, pur con i suoi limiti, consente di ridurre questi margini di incertezza. Eliminarla significherebbe scaricare sui malati un rischio più grande.

Ogni farmaco è il risultato di un delicato equilibrio tra efficacia ed effetti collaterali. Ogni passo della sperimentazione consente di migliorare la conoscenza di questo delicato equilibrio, diminuendo le incertezze e quindi i rischi per il malato. La sperimentazione su animali, pur con i suoi limiti, consente di ridurre questi margini di incertezza. Eliminarla significherebbe scaricare sui malati un rischio più grande.

La ricerca del tutto-e-subito.

«la penicillina […] non sarebbe mai entrata in uso se la si fosse sperimentata preventiamente sulle cavie, che ne rimangono fulminate.» (Ruesch)

Hans Ruesch; Considerazioni contro la vivisezione; Giornale degli Uccelli; gennaio 1978

Hans Ruesch; Considerazioni contro la vivisezione; Giornale degli Uccelli; gennaio 1978

È vero, cavie, cincillà, serpenti e alcuni uccelli sono molto sensibili alla penicillina. Non lo sono invece uomo, primati, cani, gatti, cavalli, maiali, furetti, ricci… e neppure i topi. Già, i topi non sono sensibili alla penicillina. Siccome i test di tossicità devono essere fatti, per legge, su almeno due specie (non entrambi roditori), la penicillina non ha mai rischiato di non arrivare sul mercato. Tutt’al più sarebbe stata introdotta con molta più cautela.

Al di là della palese falsità dell’affermazione, però, questa frase ci consente di intravedere il secondo pilastro retorico della propaganda anti-SA. Il rischio che un esperimento condotto su una specie animale possa far scartare un farmaco potenzialmente utile potrebbe esistere solo se la ricerca procedesse a senso unico, a schiacciasassi. Se si partisse cioè da un’idea, la si sviluppasse prima al computer e/o in laboratorio, poi la si testasse bella e pronta su un animale. Soprattutto se e solo se una singola prova su animale decidesse l’avvio o meno della sperimentazione sull’uomo. La realtà è molto diversa.

Analogamente al caso precedente, questa visione del modo di procedere della ricerca biomedica è ingenua, infantile e lontanissima dalla realtà.

La ricerca procede invece per piccoli passi, ognuno dei quali viene verificato e ricontrollato, spesso più volte e con metodi differenti. I risultati di tutti gli esperimenti vengono condivisi, analizzati e criticati in ogni dettaglio. Su questa base si rivedono le idee di partenza, incorporando tutti i risultati inattesi, positivi o negativi che siano. Quindi si ritorna nei laboratori, a fare altre verifiche sperimentali, però con le idee un po’ più chiare. Alcune di queste verifiche sperimentali possono essere condotte esclusivamente su animali; rinunciare a queste verifiche significherebbe, nella migliore delle ipotesi, aumentare la nostra ignoranza nel momento in cui ci si troverà a passare alla sperimentazione sull’uomo. Ignoranza che finirebbe quindi per scaricarsi sulla pelle dei malati.

Dunque, la realtà della ricerca scientifica non potrebbe essere più lontana dalla visione distorta e infantile sottintesa dalla propaganda anti-SA, che dipinge la ricerca biomedica in modo errato. Particolarmente distorto è il ruolo che la SA ricoprirebbe nella ricerca. Appoggiandosi a questa visione distorta, gli anti-SA possono affermare in modo credibile che la SA fallisce, non è attendibile, è fuorviante o non funziona. Ma queste affermazioni possono essere “vere” solo nella visione semplicistica e distorta che la loro propaganda sottintende, non certo nella realtà.

Siamo di fronte a un altro artificio retorico, che consiste nel descrivere la realtà – o, più in generale, le idee dell’avversario – in modo distorto, per poi dimostrare che questo modo distorto (non la realtà!) è errato. In questo modo è possibile far sembrare che l’avversario abbia torto anche quando non è così. Anche questo è un ben noto stratagemma retorico, conosciuto col nome di argomento fantoccio, o uomo di paglia (straw man argument).

La ricerca procede per gradi, costruendo il grande puzzle della conoscenza un tassello alla volta. Per compiere questi piccoli passi, talvolta è necessaria la SA. Nessuno di questi tasselli, di per sé, offre certezze: solo l’insieme di tutti i singoli passi può fornire risposte ragionevolmente affidabili. Ma senza quei piccoli passi la ricerca non potrebbe progredire, e il puzzle rischierebbe di rimanere incompleto. Bloccare la SA significherebbe privare la ricerca di moltissimi di questi piccoli tasselli. Le conseguenze sarebbero anzitutto gravi ritardi nello sviluppo di nuove cure, quando non una vera e propria impossibilità a procedere. Inoltre, privarsi della SA significherebbe anche scaricare sui malati tutte quelle incognite che essa contribuisce a ridurre.

La ricerca procede per gradi, costruendo il grande puzzle della conoscenza un tassello alla volta. Per compiere questi piccoli passi, talvolta è necessaria la SA. Nessuno di questi tasselli, di per sé, offre certezze: solo l’insieme di tutti i singoli passi può fornire risposte ragionevolmente affidabili. Ma senza quei piccoli passi la ricerca non potrebbe progredire, e il puzzle rischierebbe di rimanere incompleto.
Bloccare la SA significherebbe privare la ricerca di moltissimi di questi piccoli tasselli. Le conseguenze sarebbero anzitutto gravi ritardi nello sviluppo di nuove cure, quando non una vera e propria impossibilità a procedere. Inoltre, privarsi della SA significherebbe anche scaricare sui malati tutte quelle incognite che essa contribuisce a ridurre.

Come ti invento il dibattito

Il fatto che un dibattito completamente inventato e basato su degli errori logici, trovi tanto spazio sui media, non deve sorprendere.

Si tratta infatti di una vera e propria strategia di manipolazione, molto potente, nota con il nome di ”Teach The Controversy“, ovvero “Insegna la Controversia”. Il nome sottolinea un fatto molto importante: l’efficacia di questa strategia risiede nel solo far credere alla gente comune che esista un dibattito, anche se non è vero. In questo modo la gente comune tende a dare per scontato che sia indifferente aderire all’una o all’altra delle due fazioni.

Indovinate quale delle due fazioni ha maggiore sex-appeal? Eh già…

I movimenti anti-SA non sono gli unici né i primi a utilizzare questa strategia mediatica. È stata infatti usata fin dagli anni ’60 da alcune compagnie del tabacco per diffondere il dubbio sul fatto che il fumo fosse davvero dannoso per la salute. Non molti anni più tardi questa strategia è stata poi perfezionata e codificata dagli ideologi dell’Intelligent Design, che ne hanno fatto un caposaldo della loro propaganda, proprio come i movimenti anti-SA.

Due pilastri e un arsenale

La propaganda anti-SA, dunque, trova il suo fondamento su due errori logici: una falsa dicotomia e un argomento fantoccio. Si tratta di veri e propri trucchi retorici, usati per convincere le persone di avere ragione, anche quando si ha torto. La propaganda anti-SA non ha niente a che vedere con la scienza, è un’operazione mediatica e nulla più.

Attenzione però: questi due errori logici non esauriscono l’arsenale retorico della propaganda anti-SA, anzi, di solito questi due stratagemmi restano nelle retrovie, facendo da supporto ad altri trucchi retorici, di ogni genere.

Ad esempio, uno dei “ragionamenti” più usati dalla propaganda anti-SA – un vero e proprio mantra, ripetuto ininterrottamente da quarant’anni – può essere sintetizzato così:

«Il 95% dei candidati farmaci non supera la sperimentazione sull’uomo, quindi la sperimentazione animale è inutile».

Formalmente il ragionamento che sta alla base di frasi come questa è il seguente:

1) Tutti i candidati farmaci sono sperimentati su animali.

2) Il 95% dei candidati farmaci non supera la sperimentazione sull’uomo.

3) Quindi, la sperimentazione sugli animali è inutile.

Dovrebbe essere evidente come questo ragionamento si appoggi sulla concezione semplicistica di ricerca scientifica che fa da sfondo alla propaganda anti-SA, ma non stia in piedi nella realtà. Non c’è infatti nessuna ragione per attribuire la colpa del “fallimento” dei candidati farmaci proprio alla SA, anziché a qualcun altro dei tanti fattori in gioco. Infine, dovrebbe essere evidente che togliere dallo scacchiere la SA, significherebbe rinunciare a conoscenze importanti, conoscenze che – pur con tutti i loro limiti – contribuiscono a ridurre le incertezze. Ricordate la falsa dicotomia, quella del farmaco buono vs farmaco cattivo? Eccola che rispunta anche lei, rigorosamente nelle retrovie. Senza la SA il tasso di “fallimento” dei farmaci che arrivano alla sperimentazione umana non potrebbe che aumentare. Di sicuro non diminuirebbe.

Il mantra della propaganda anti-SA è un vero e proprio non sequitur.

Non ne siete ancora convinti?

Provate a vederlo così:

1) Tutte le ringhiere di ferro sono verniciate con l’antiruggine.

2) Il 95% delle ringhiere di ferro col tempo arrugginisce.

3) Quindi, dare l’antiruggine alle ringhiere di ferro è inutile.

È più chiaro adesso?

§

¹ 23 February 2011 – Animal research: Battle scars – Nature 470, 452-453 (2011).

² Le obiezioni all’uso degli animali nella sperimentazione animale sono documentabili – identiche nella sostanza a quelle usate ai giorni nostri – già in articoli su riviste datate 1978. Vedi: Hans Ruesch; Considerazioni contro la vivisezione; Giornale degli Uccelli, gennaio 1978.

³ Will E J, Tomkins A M – Acute myocardial necrosis in paracetamol poisoning – BMJ 13 Novembre 1971.

§

UNA QUESTIONE DI IMMAGINE: LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NELLA PROPAGANDA ANIMALISTA
L’opinione comune sulla sperimentazione animale si fonda più che altro sui pregiudizi, oltre che sulla diffusione di immagini false, datate o decontestualizzate. La propaganda animalista gioca molto sulla diffusione in rete di immagini dal forte impatto emotivo, senza curarsi troppo della loro autenticità. Facciamo qualche esempio interessante.
La Litania delle Reazioni Avverse
Le caratteristiche di semplicismo e ripetitività ricorrono ad esempio nella mistificazione che attribuisce alla sperimentazione animale la causa delle reazioni avverse dei farmaci. […] In concreto [gli animalisti] propongono di togliere un passaggio, quello sugli animali, ovvero invocano maggior sicurezza chiedono di rimuovere un’importante precauzione… logico, non è vero?
L’argomento dai casi marginali
Di primo acchito, somiglia un po’ alla prova ontologica dell’esistenza di Dio: dentro di te avverti chiaramente che c’è qualche vizio enorme in questo ragionamento; quando però devi dire qual è ci vuole tanta fatica per capirlo e metterlo in parole in modo rigoroso. Insomma, è un ottimo sofisma.
Environmentalists’ double standards
[…] politically skewed misinformation is spread via the internet and social networks; science in general and individual scientists are attacked and bullied as biased or as pawns of their paymasters; and the voices of a tiny minority of contrarian academics are aggressively promoted to give the public the false impression that “experts disagree”.
How Bill Nye Won the Debate
Of course, he also had the science on his side, which doesn’t hurt. But it isn’t a guarantee of anything in a stage debate: competitive debaters are judged by their ability to argue either side of a question. Debate is a tool for showing who’s a better orator, not necessarily who’s right.

Informazioni su WorldsOutsideReality

«Hold faithfulness and sincerity as first principles. Have no friends not equal to yourself. When you feel you have faults, do not hesitate to correct yourself.» (Confucius; Analects, 9.25)

Pubblicato il 4 febbraio 2014, in Parlando di scienza, Zoopiria (sperimentazione animale) con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Reblogged this on laVoceIdealista.

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  2. Claudio Casonato

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

    Mi piace

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