Che lo vogliate o no

Benvenuti nell’inquietante mondo d’odio e disprezzo dell’anti-marketing.

hateing pigeon

Marketing

Quanti di voi conoscono Hymne, di Vangelis? Forse il nome non vi dirà molto, ma grazie a youtube non è difficile trovarla e ascoltarla.

Molti la riconosceranno: sì, è proprio la musica “di quella famosa pasta”.

Ci sono pubblicità che ci entrano in testa. Le riconosciamo subito dalla musica, oppure da un ritornello, spesso insignificante in sé stesso, ma in grado di diventare un vero tormentone. Come quello di un’acqua minerale pubblicizzata da un alpinista di fama internazionale.

Se ci fate caso, potete anche notare come spesso in queste pubblicità di successo, il prodotto venduto abbia un ruolo quasi marginale. Eppure questi spot si sono rivelati molto efficaci. Perché?

Il motivo per cui queste pubblicità funzionano così bene è noto ed ampiamente cercato e sfruttato nel marketing. Esse fanno leva su un meccanismo di apprendimento elementare, profondamente radicato nella nostra mente, così come in quella di tutti gli animali, a testimonianza di quanto sia antico e profondo il meccanismo psicologico su cui sono costruiti questi spot.

Queste pubblicità funzionano perché si appoggiano alla nostra tendenza a cercare le condizioni che già in passato ci hanno provocato sensazioni piacevoli. Ecco quindi che, passeggiando tra le corsie del supermercato, non appena il nostro occhio cade sul marchio o sul prodotto pubblicizzato, il nostro cervello rievoca in modo automatico le piacevoli sensazioni generate dalla pubblicità, che abbiamo visto magari diversi giorni prima.

Questo banale meccanismo psicologico, che lo vogliamo o no, ci spingerà a comprare proprio quel marchio, nella vana e inconsapevole illusione che ciò sia sufficiente a rendere reale l’artificiosa felicità di cui era intrisa la pubblicità.

È uno stratagemma pubblicitario usato in modo sistematico; magari poco sportivo, ma tutto sommato innocuo, purché applicato a merci prodotte con coscienza e serietà.

Anti-marketing

Purtroppo per noi il meccanismo può funzionare anche nella direzione opposta, cioè rendendoci ingiustamente diffidenti nei confronti di cose che, per quanto ne sappiamo, potrebbero addirittura essere largamente migliori delle loro alternative.

Anche questa specie di marketing inverso può essere sfruttato a scopi commerciali, ma il suo uso è quantomeno discutibile dal punto di vista etico, perché chi ne fa uso non trae vantaggio dal creare un’immagine positiva di sé. I fautori dell’anti-marketing traggono vantaggio dal generare odio e disprezzo nei confronti di altri. Questo pone l’anti-marketing, e soprattutto chi ne fa uso, in una posizione etica molto delicata.

Appello all’odio e alla paura

Nonostante ciò, ci sono trasmissioni televisive che, nel nome dell’audience, sembrano aver fatto di questo subdolo e moralmente discutibile appello alla paura, un vero e proprio format comunicativo.

Non le citerò esplicitamente, anche per non dar loro una visibilità in più che di certo non meritano (ne hanno già troppa). Vi lascio però un videoindizio, utile anche a metterci dell’umore giusto per affrontare gli ultimi paragrafi di questo post… 😉

Ebbene sì: il modus operandi di certi programmi è proprio questo: suscitare emozioni negative – ad esempio raccontando la triste storia di un disabile – per poi accostare queste storie emozioni ad un bersaglio, ad esempio i sempre più ingiustamente bistrattati vaccini.

Il risultato è assicurato: chi seguirà il servizio finirà con l’associare al vaccino le brutte sensazioni evocate dalla malattia. Che lo voglia o no. Un vero e proprio marketing alla rovescia, basato sul dubbio, sul sospetto, sulla paura.

Notate come questo sia un meccanismo innato e automatico, che agisce su tutti noi indipendentemente dalla nostra volontà. Una volta che il meccanismo è scattato, inoltre, è molto difficile liberarsi dall’associazione emotiva che si è creata. Conoscere come stanno veramente le cose non è sufficiente a contrastare il fenomeno, perché esso agisce a un livello più profondo della consapevolezza razionale. Insomma, il danno è fatto, che lo si voglia o no.

Certi programmi TV non sono gli unici a fare ricorso sistematico a questo vero e proprio anti-marketing. Esso è diventato lo strumento principale di tutte le forme di propaganda: dalla politica, alle ideologie, alle cialtronerie di ogni specie, fino alle frodi vere e proprie.

Le vittime

Le vittime di queste vere e proprie campagne dell’odio sono tante. Oltre ai già citati vaccini, possiamo inserire nel nostro elenco (inevitabilmente incompleto):
– i farmaci in genere, e un po’ tutto il mondo della medicina
– la carne e i latticini
– gli OGM
– gli additivi alimentari
– i fertilizzanti
– gli antiparassitari usati in agricoltura (i fitofarmaci)
– l’energia nucleare
– la sperimentazione animale
– gli antibiotici
– le sostanze chimiche, e la chimica in genere

(se, indipendentemente dalla vostra opinione in merito, avete provato un senso di disagio per il solo fatto di aver letto uno o più degli elementi di questa lista, vuol dire che anche voi siete stati colpiti dall’anti-marketing. Benvenuti nel club! Vi posso assicurare che siamo in numerosa compagnia.)

Come difendersi?

baudelaireEbbene, un modo per difendersi forse c’è, e consiste proprio nell’ascoltare le nostre emozioni, quelle stesse emozioni che il cialtrone di turno vorrebbe reclutare per venderci la sua paccottiglia. O per farci odiare il suo personale nemico.

Ogni volta che ci rendiamo conto che qualcuno sta cercando di spingerci a provare odio o ribrezzo nei confronti di qualcosa (o di qualcuno!), partiamo dal presupposto che si tratti di un cialtrone; che stia ricorrendo a biechi sotterfugi per il semplice motivo che non ha argomenti concreti a disposizione.

E smettiemo di ascoltarlo; di leggerlo; di finanziarlo. O di votarlo.

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