Vivisezione o zoopirismo?

Ci stanno martellando da mesi, alla radio e in TV. Ci hanno addirittura fatto firmare deliranti petizioni per abolire la ricerca biomedica, facendoci credere che fossero firme per l’abolizione di una pratica già vietata da decenni: la “vivisezione”. A loro difesa, gli alti prelati della religione antispecista giurano e spergiurano di essere stati onesti perché, a loro dire, la parola “vivisezione” indica tutte le pratiche di verifica sperimentale che coinvolgono gli animali. È davvero così?

Il significato di vivisezione

Lo Zingarelli ci informa che la parola vivisezione risale almeno al 1828. Essa è già presente nei dizionari di inizio 19001,2, che la definiscono come «dissezione fatta su animali»1. L’edizione 1979 del dizionario Garzanti riporta ancora la stessa definizione, immutata nella sostanza: «dissezione praticata a scopo di studio su organismi viventi»3. Fino almeno al 2006 la situazione resta invariata, sia lo Zingarelli4 che il Devoto-Oli5 concordano nel riferire il termine vivisezione alla sola «Dissezione anatomica di organismi viventi»5.

Poi qualcosa cambia, e nelle edizioni più recenti, compare una seconda definizione, che si aggiunge alla prima: «L’utilizzo di animali vivi per scopi scientifici»6.

Fine dei giochi? Il nuovo significato è entrato ufficialmente a far parte della lingua italiana?

Non necessariamente. Per quanto possa sembrare strano, il secondo significato, nonostante sia riportato sui dizionari, potrebbe essere comunque da considerarsi errato.

Dizionario e parole sbagliate

Forse non tutti lo sanno, ma nei dizionari sono riportate anche parole e significati sbagliati7. Assurdo? No, non lo è. Quando una parola errata, o un uso errato di una parola corretta, diventano frequenti, i dizionari li riportano, per permettere a chi incontra l’errore di comprenderne ugualmente il significato. Nel caso specifico della parola vivisezione, il secondo significato è indicato come esteso, e questa semplice indicazione è sufficiente a metterci la pulce nell’orecchio.

In effetti, non tutti i dizionari riportano il significato esteso (dizionarioitaliano.it non lo fa). Il vocabolario Treccani online specifica che il significato esteso riguarda gli ambiti legale ed etico. Inoltre non è da trascurare il fatto che la Garzantina di Scienze, edizione 1998, alla voce vivisezione, riporta esplicitamente «Termine improprio (e ricco di connotazioni negative) con cui si indicano le tecniche di studio dell’organismo animale in vivo»8.

Dunque, ad oggi, il significato esteso di vivisezione non può certo dirsi sdoganato dai linguisti, che si limitano a registrarne l’uso, senza però prendere una posizione definitiva in merito.

L’importanza della parola

Da una parte abbiamo quindi una parola obsoleta, rievocata solo in tempi recentissimi per indicare un concetto diverso da quello suo proprio. Inoltre – non nascondiamoci dietro a un dito! – i propositori del significato esteso del termine vivisezione, hanno scelto quella parola proprio per sfruttarne le connotazioni negative e l’ambiguità. In tutte le lingue l’ambiguità è sempre una brutta cosa, che andrebbe evitata, per cui è sicuramente più corretto continuare ad usare la parola vivisezione solo col suo significato originale.

Il problema è che in italiano una singola parola per indicare il concetto di uso di animali a fini di verifica sperimentale ad oggi non c’è. In inglese accoppiare due parole, e magari creare un acronimo, funziona molto bene: ecco quindi nascere l’espressione animal research, abbreviata con AR. In italiano queste accoppiate di solito lasciano a desiderare, e l’espressione sperimentazione animale (abbreviata in SA) in effetti è poco pratica e men che accattivante.

Se la parola non c’è, che la si inventi!

E se noi, la si inventasse, la parola giusta? Non sarebbe certo la prima volta!

Che ne dite di zoopirismo e zoopiria?

Dal greco: esperienza su animali. È una costruzione coerente con tutte le altre parole derivate dal prefisso zoo-, ed è facilissimo ricavarne tutti i derivati che servono: zoopirista (chi pratica lo zoopirismo), zoopirico, zoopiricamente ecc. La possibilità di ricavare aggettivi e parole derivate è in effetti uno dei punti di debolezza delle espressioni composte, come sperimentazione animale: la locuzione sperimentatore animale, ad esempio, rischia di essere ambigua. Si può anche giocare con la parola, variandola per cogliere le più diverse sfumature. Volete riferirvi all’uso di mammiferi nella sperimentazione scientifica? Teriopira. Il problema è la trasferibilità dei risultati di un esperimento da una specie ad un’altra? Allora state parlando di xenopirismo. Non siete d’accordo sull’uso dei primati a scopo sperimentale? Allora siete contrari alla pitecopiria. Anche gli alti prelati dell’antispecismo non potranno che essere entusiasti dell’infinita varietà di sfumature che la parola, con le sue derivazioni, è in grado di cogliere! (Ma qualcosa mi dice che non sarà così… 😉 )

Se i nostri amici anglosassoni dovessero essere interessati, questo nuovo gruppo di parole può anche venire facilmente trasposto in inglese (zoopirism, zoopiry, zoopiric, xenopirism, zoopirist, pitecopirist… ), il che non guasta di sicuro.

È vero che, ad oggi, le parole zoopirismo, zoopiria e derivati non esistono; non le trovate neppure con Google. È altrettanto vero, però, che ogni cosa ha un inizio.

Le parole adatte, ora, ci sono. Ci basta usarle.

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1. Antonio Sergent – Vocabolario della lingua italiana – Francesco Pagnoni Editore; 1908 (?)
2. Nuovissimo Melzi – Antonio Vallardi Editore; 1913
3. Dizionario Garzanti della Lingua Italiana – XVII edizione (1979)
4. Zingarelli 2005 – Zanichelli; 2004
5. Devoto-Oli 2007 – Le Monnier; 2006
6. Devoto-Oli 2013 – Le Monnier; 2012
7. «Uscire […] B v. tr. (merid.) Far uscire, portare fuori» (Zingarelli 2005). Lo Zingarelli riporta la forma transitiva del verbo uscire. La famigerata frase «esci il cane» è dunque lecita? No, non lo è. Lo Zingarelli riporta questo significato per permettere a coloro che incontrano frasi di questo tipo di comprenderne il significato. L’indicazione tra parentesi “merid.” ci fa capire che siamo di fronte ad un uso particolare che, anche se diffuso, non fa parte della lingua italiana.
8. Garzantine Scienze; IV edizione – Garzanti; 1998

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5 commenti

  1. Innanzitutto, grazie di aver citato il mio post 🙂
    Poi, permettimi di farti notare che ti è sfuggita una “i” nel titolo…

    Quanto alla tua proposta, senz’altro l’idea di introdurre una nuova parola per esprimere in maniera articolata e inequivocabile il concetto di “uso di animali a fini di verifica sperimentale” è lodevole. Inizierò a inserirla nei tag del mio blog quando ne scriverò. Però nutro qualche dubbio circa le possibilità di successo della tua iniziativa, innanzitutto perché la comunità pro-test sembra affezionata all’espressione “sperimentazione animale” e secondariamente perché di solito i tentativi di introdurre parole nuove o ridefinire il significato di parole esistenti di solito non ottengono i risultati sperati (penso al tentativo nell’ambito del femminismo e dei gender studies di introdurre la distinzione fra sesso e genere: quest’ultimo concetto non solo non è permeato affatto nella cultura italiana, ma è diventato uno spauracchio per gruppi reazionari tipo Sentinelle in Piedi, un oggetto di ridicolo e un’etichetta spregiativa).
    A parte l’operazione fatta dagli animalisti con la parola “vivisezione”, conosci dei precedenti in cui simili operazioni linguistiche hanno avuto successo? (non è una domanda polemica, la mia conoscenza in quest’ambito è limitata e il mio scetticismo discende solo dal poco che ho constatato per esperienza).

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    • Ringrazio per la segnalazione, ho provveduto a correggere il titolo.
      In effetti hai ragione: il futuro della parola zoopirismo è appeso a un filo sottilissimo.
      Però è anche vero che proprio dal mondo della scienza sono arrivate fino ai dizionari molte parole nuove, come bioetica (1985) e biodisponibilità (1991). Anche parole meno utili e fondate di queste, basti pensare a nutrigenomica (2002) e biodinamico (1985).
      Il successo o meno di una parola nuova dovrebbe dipendere da quanto essa è utile ed efficace nell’esprimere un concetto per il quale manca una parola adeguata, poiché è questo che dovrebbe determinare se sarà usata oppure no. Zoopirismo è quindi già in concorrenza non solo con “vivisezione”, ma anche con “sperimentazione animale”, come fai giustamente notare.
      Quanto è forte la necessità di avere una parola specifica per esprimere il concetto di “sperimentazione animale”? Forse molto, o forse per niente. Se zoopirismo/zoopiria (e forse xenopirismo) avranno successo, lo deciderà solo il tempo.
      Non nutro molte speranze per le altre, btw… ma chissà…

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